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Comunita' Montana Monte Rosa Valle Anzasca

Il primo comune facente parte della Comunità Montana Monte Rosa è Pieve Vergonte, famosa da epoche remote pre le sue miniere d’oro ora abbandonate e grande centro industriale. La valle Anzascainizia a Piedimulera. In questo grosso borgo sono degni di nota il settecentesco palazzo Testoni e l'antica torre cinquecentesca. Da Piedimulera la strada sale ripidissima, spesso intagliata nella viva roccia e, attraverso due brevi gallerie nel baratro sottostante mugghia spumeggiando l'Anza si arriva ai Gozzi dove si incontra a destra il bivio per Cimamulera. Poco prima di Castiglione appare il Monte Rosa, incorniciato fra i verdi fianchi della valle ricchi di castagneti e di abetaie. Il paese (m 514) è raccolto sul dorso del monte fra pergolati di viti e frutteti. Curiosi richiami turistici costituiscono il Presepe vivente, (che ha luogo la domenica prossima all'Epifania), e il Gruppo folcloristico dei «Bazec».


Dopo Castiglione la strada prosegue pianeggiante sino ai Molini di Calasca. A sinistra si apre la selvaggia vai Segnara, un tempo ricca di alpeggi, che mette in comunicazione con la valle Strona. Poco sotto la strada si scorge il secentesco Santuario della Madonna della Gurva, insigne monumento nazionale, posto sul greto del fiume. A destra si diparte la diramazone per Calasca (m 633), grosso villaggio che vanta una bella tradizione di uomini illustri soprattutto nella famiglia Belli. Per la festa patronale di S. Antonio abate gli uomini del paese si vestono da frati e si recano in processione portando offerte in generi di natura. La grandiosa chiesa parrocchiale, soprannominata la « Cattedrale fra i boschi », è monumento nazionale. A Calasca è fiorente la Milizia tradizionale, composta da un battaglione di una sessantina di uomini che portano una divisa simile a quella dello stato maggiore napoleonico. Dalla Gurva la valle si allarga e pianeggia verso la Val-bianca, dove si ammira una bella cascata, e verso Ponte-grande (m 524) così chiamato dal ponte sull'Anza. Qui ha la sua sede il Consiglio di valle.
A sinistra una ripida strada porta ad Anzino e a Bannio, tranquilli villaggi a circa 700 metri, sparsi su due ampi terrazzi glaciali divisi dal torrente Olocchia. Bannio, l'antichissima capitale della valle, vanta una parrocchiale che è monumento nazionale, dove si conserva un prezioso Crocifisso fiammingo del '500 portato in patria da emigrati locali. Pregevoli anche gli affreschi di Lorenzo Peracino. Bannio è inoltre famoso per la sua Milizia, la più antica della valle, del primo '600. Guidata da nove ufficiali e da altrettanti sottufficiali agli ordini di un colonnello, comprende una sessantina di soldati, un tempo indossanti divise spagnole, in seguito napoleoniche, tramandate sino ad oggi. Da Pontegrande un rettilineo di circa un Km. conduce a San Carlo (m 575) dominato dalla grandiosa parrocchiale del settecento. Questa frazione di Vanzone era famosa un tempo per le miniere dei Cani, poste sui fianchi dirupati della montagna a 1400 metri, che pare siano state le prime sfruttate in valle, forse già in epoca romana. Il nome lo devono probabilmente a Facino Cane e ai suoi discendenti che le coltivarono con grande abilità estraendovi l'oro che poi battevano in moneta nella torre di Battiggio, i cui ruderi si possono ancora scorgere sopra San Carlo a sinistra della strada. Presso le gallerie delle miniere zampillano alcune sorgenti di acque arsenicali-man-ganoferruginose di grande valore terapeutico non ancora convenientemente sfruttate.

Passato il caratteristico Grotto Rosso dalle acque ferruginose, si arriva a Vanzone (m 677), ideale soggiorno per una villeggiatura tranquilla, che presenta accanto alle ampie palazzine settecentesche, numerose ville più recenti. Abitato sin dall'epoca romana, vanta anch'esso una bella parrocchiale del '600, monumento nazionale. Da Vanzone a Croppo si sale tra fitte boscaglie in vista delle magnifiche abetaie che ricoprono i fianchi opposti della valle. A Croppo il santuarietto secentesco, dedicato alla Navità della Madonna, era un tempo quasi coperto da un colossale tiglio definito dallo Stoppani «la multisecolare meraviglia della Valle Anzasca ». Dopo Borgone ecco Ceppomorelli (m 759), (dove si con­ervano presso l'Albergo del Mondo d'Oro alcune belle tele dell'Asthon), e poi Campioli un tempo importante centro minerario. Lasciato a sinistra il grande roccione del Morghen e a destra la bella cascata del rio Mondelli, la strada entra nel comune di Macugnaga inerpicandosi fra grandi pareti di roccia. Superate alcune gallerie, il paesaggio diventa meno aspro e si arriva a Pestarena (m 1154), l'antica capitale dell'oro. Qui i castani hanno lasciato il posto ai larici e le abitazioni, molte delle quali sono di legno, risentono già l'influsso del vicino Vallese. Da Pestarena, attraversata l'Anza, si può salire in vai Moriana, regno di aquile e di camosci.
La frazione successiva è Borea (m 1200), in passato sede del comune. A sinistra si ammira la bella cascata del torrente Quarazza, che immette nella valle omonima al cui ingresso si incontra lo specchio verde-azzurro di un bacino artificiale, il « lago delle Fate». Dopo aver oltrepassato senza toccarle altre due piccole frazioni, Isella e Testa, si perviene a Staffa (m 1337), il centro più importante del comune. Pecetto, l'ultimo paese della valle, sorge a ridosso di vasti lariceti e vanta un'antica casa monumento nazionale. A Borea l'anfiteatro si apre improvvisamente dischiudendo le sue gemme più fulgide, ma è a Staffa e a Pecetto che esse appaiono in tutta la loro magnificenza con il Rosa svettante nei suoi candidi riflessi abbacinanti. Nessuna montagna in Europa offre linee verticali così gigantesche. In nessun luogo i ghiacciai sono cosi ripidi e imponenti. Ma se la natura è stata tanto generosa, va anche detto che l'uomo, almeno qui, ha saputo conservare nella loro integrità originale questi meravigliosi elementi paesaggistici. E questa salvaguardia, attuata sino ad ora con grande oculatezza, costituisce la miglior premessa per una continua valorizzazione della conca del Rosa. La « chiesa vecchia » con l'antico cimitero e lo storico tiglio, il minuscolo nucleo primitivo del Dori, il faggeto di Staffa, alcuni parchi di ville ricchi di annose conifere e di faggi secolari, sono altrettanti angoli d'incanto unici nel loro genere.



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